Prove di Zebio Còtal

giovedì 30 giugno ore 21 TERRAVIVA via dell'Erbe 29, Ferrara ZEBIO CÒTAL di Guido Cavani adattamento Margherita Mauro con Giulio Costa nell'ambito di BIBLIOTECA itinerante DI LETTERATURA

Il campo di Zebio Còtal distava dalla casa un due­cento metri circa: era un lembo tondeggiante di terre­no incastrato fra i calanchi, che scendeva fino al fiume; così ripido che non si poteva ararlo coi buoi, ma biso­gnava dissodarlo a colpì di zappa. La terra era poca e le piogge ne portavano sempre via, nonostante che il contadino dalla parte della brughiera avesse sbar­rato il margine con un muro a secco di sassi. Le rocce in molti punti affioravano come le ossa sotto la pelle dei vecchi. Zebio lo seminava per tre quarti a grano e l’altro quarto lo coltivava a patate. Il grano ci veniva su a stento, disuguale; la pioggia lo spiantava, il vento lo pie­gava e lo torceva in tutti i sensi, il sole lo strinava, senza lasciarlo maturare. Anche le patate alli­gnavano alla meglio. Quella terraccia rossa, che quan­do pioveva diventava fango attaccaticcio e che quando si seccava diventava cemento, non permetteva alla pian­ta di radicare prima e di crescere poi. Il campo aveva un solo albero in cresta dove il terreno era più arido; un vecchio faggio contorto e rosicchiato dal vento, con tre rami in croce, su cui le foglie si contavano.