Cronaca di un naufragio

Stefano Detassis e Maura Pettorruso leggono "Romanzi brevi e racconti" di Stephen Crane, giovedì 18 agosto ore 21, Museo Civico di Storia Naturale, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura

Lenta e meravigliosa la terra si profilava sul mare. Il vento tornò a soffiare. Aveva cambiato direzione da nord-est a sud-est. Infine, un suono nuovo colpì le orecchie degli uomini sulla barca. Era il rimbombare soffocato delle onde sulla riva. “Non ce la facciamo a raggiungere il faro, ormai”, disse il capitano. “Dirigi la prua più a nord, Billie”.
Dal racconto autobiografico La scialuppa di Stephen Crane

La lista di Hemingway

Nel 1934 Ernest Hemingway scrisse una lista di libri da leggere per aspiranti scrittori. Il primo nome è Stephen Crane con "L'albergo azzurro" e "La scialuppa".
Nel 1963 i racconti di Stephen Crane vennero raccolti da Giorgio Bassani e inseriti fra I Classici Moderni della Biblioteca di letteratura con il titolo Romanzi brevi e racconti.

Poesia e prosa alla Casa di Ludovico Ariosto

Monica Pavani legge "Poesia e prosa" di René Char, giovedì 11 agosto ore 21, Casa di Ludovico Ariosto, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura

Feuillets d'Hypnos

[100]

Nous devons surmonter notre rage et notre dégoût, nous devons les faire partager, afin d'élever et d'élargir notre action comme notre morale.
(trad. Dobbiamo superare rabbia e disgusto, dobbiamo farli condividere per elevare ed estendere la nostra azione come la nostra morale)

[101]
Imagination, mon enfant.
(trad. Immaginazione, figlia mia)

[102]
La mémoire est sans action sur le souvenir. Le souvenir est sans forse contre la mémoire. Le bonheur ne monte plus.
(trad. La memoria non sa agire sul ricordo. Il ricordo non ha forza contro la memoria. La felicità non sale più)

[104]

Les yeux seuls sont encore capables de pousser un cri.
(trad. Solo gli occhi sono ancora capaci di lanciare un grido)

La parola poetica come parola di resistenza

Paul Celan dedica a René Char una delle sue più celebri poesie, intitolata Argumentum e silentio, incentrata sul senso della parola poetica come parola di resistenza.

Argumentum e silentio

Messa alla catena
tra oro e oblio:
la notte.
Entrambi la presero.
Entrambi lasciò fare.

Metti, ora
metti anche tu, là, ciò che
vuole albeggiare tra i giorni:
la parola sorvolata di stelle,
sommersa di mare.

A ciascuno la parola.
A ciascuno la parola che gli cantava,
quando la muta l'aggredì alle spalle -
A ciascuno la parola che gli cantava e impietriva.

A lei, alla notte, 
la sorvolata di stelle, la sommersa di mare,
a lei la sorta dal silenzio, 
cui il sangue non coagulò, quando il dente
del veleno trafisse le sillabe.

A lei la parola sorta dal silenzio.

Contro le altre che, tra poco,
sputtanate dall'orecchio dell'aguzzino,
anche su tempo e tempi s'arrampicano, 
testimonia infine,
infine, quando risuonano solo catene,
testimonia di lei, che sta là
tra oro e oblio, 
affratellata a entrambi, da sempre -

Ma di'
dove mai albeggia, se non in lei,
che nel bacino delle sue lacrime
mostra ancora una volte le messi
a soli che s'immergono?

Char in casa Char

"L'istante in cui la Bellezza, dopo essersi fatta a lungo aspettare, sorge dalle cose comuni, traversa il nostro campo radioso, lega tutto ciò che può esser legato, accende tutto ciò che del nostro covone di tenebre deve essere acceso." 
da A una serenità contratta (1950)

"Hai premura di scrivere
Come tu fossi in ritardo sulla vita
Se così è segui le tue sorgenti
Affréttati
Affréttati a trasmettere
La tua parte di meraviglioso di ribellione di bene
Effettivamente sei in ritardo sulla vita
La vita inesprimibile
La sola in fin dei conti alla quale accetti d’unirti
Quella che ti vien negata ogni giorno dalle persone e dalle cose
Di cui ottieni a fatica qua e là qualche scarno frammento
A capo di lotte senza pietà
Fuor di lei tutto è sottomessa agonia fine plateale
Se incontri la morte durante il tuo travaglio
Accoglila come la nuca sudata trova buono l’arido fazzoletto
Abbassando il capo
Se vuoi ridere
Offri la tua sottomissione
Mai le armi
Sei stato creato per momenti poco comuni
Modificati sparisci senza rimpianto
Alla mercé del soave rigore
Quartiere per quartiere la liquidazione del mondo continua
Senza interruzione
Senza smarrimento

Fa’ sciamar la polvere
Nessuno scoprirà la vostra unione"

Tu es pressé d’écrire… (1935)
Hai premura di scrivere… trad. di Giorgio Caproni

Bassaniani radicali!

Maria Paiato legge "Gli ultimi anni di Clelia Trotti" di Giorgio Bassani, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura (video di Corradino Janigro)

La Biblioteca di letteratura di Bassani gira per la città e - come lo zenzero - attecchisce e mette 'radici': dopo la lettura de "Gli ultimi anni di Clelia Trotti", giovedì 11 agosto si torna alla Casa di Ludovico Ariosto per la lettura di Poesia e prosa di René Char.
Segui le news e sostieni l'iniziativa sul sito www.ideaginger.it

Bassani sceneggiatore

Casa d'altri (Italia/Francia, 1954), regia Alessandro Blasetti, sceneggiatura Giorgio Bassani e Alessandro Blasetti, dal racconto omonimo di Silvio D'Arzo

Casa d'altri è stato definito da Montale «un racconto perfetto». Pare fatto d'aria, tanto che si può riassumere in due righe: «Un'assurda vecchia: un assurdo prete: tutta un'assurda storia da un soldo». Eppure - per la sua capacità di toccare nel profondo il senso della vita - è uno dei racconti più belli del Novecento.
Nel 1954 Giorgio Bassani e Alessandro Blasetti ne ricavarono la sceneggiatura per uno degli episodi del film Tempi nostri - Zibaldone n.2.

Un racconto perfetto a Terraviva

Marco Sgarbi legge "Casa d'altri" di Silvio D'Arzo, giovedì 4 agosto ore 21, Terraviva, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura

"All'improvviso dal sentiero dei pascoli, ma ancora molto lontano, arrivò l'abbaiare di un cane. Tutti alzammo la tesa. E poi di due o di tre cani. E poi il rumore dei campanacci di bronzo. Chini attorno al saccone di foglie, al lume della candela, c'eravamo io, due o tre donne di casa, e più in là qualche vecchia del borgo. Mai assistito a una lezione di anatomia? Bene. La stessa cosa per noi in certo senso. Dentro il centro rossastro del moccolo, tutto quel che si poteva vedere erano le nostre sei facce, attaccate una all'altra come davanti a un presepio, e quel saccone di foglie nel mezzo, e un pezzo di muro annerito dal fumo e una trave annerita anche più. Tutto il resto era buio."
(incipit di Casa d'altri, definito da Montale "Un racconto perfetto")

Una serata bassaniana

Gli ultimi anni di Clelia Trotti nell'interpretazione sentita e coinvolgente di Maria Paiato: un'occasione, per chi era presente giovedì 28 luglio alla Casa di Ludovico Ariosto, per scoprire la limpida, intelligente e, a tratti, spiazzante scrittura di Giorgio Bassani.
Foto di Nicola Jannucci

Guerrilla con razzi antigrandine

Guerrilla reading ad Autori a corte, mercoledì 20 luglio, Giulio Costa legge l'incipit de IL FABBRICONE di Giovanni Testori, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura (video di Corradino Janigro)

"Avanti! Tirate!" gridò, senza sapere a chi, la Redenta. "Tirate su razzi, bombe, madonne e anticristi! Su, su, che poi ci chiuderanno tutti in manicomio! Ecco a cosa porta il vostro progresso! Spaccate, spaccate su tutto che poi almeno non ci si pensa più. Deve piovere? Niente. L'interesse è che non piova. Le stagioni? L'estate, la primavera, l'autunno? E chi le vede? A rovescio! A rovescio anche quelle! Come la gente, come la vita, come tutto!"
Fuori, intanto, le poche gocce cui i razzi antigrandine avevano permesso di cadere venivano giù grosse, lente e sfiatate. Per esse che si schiacciavano parte sul davanzale, parte sui vetri, più che pietà, la Redenta provava una specie di rabbioso rancore. Insomma, adesso, nemmeno il cielo, nemmeno quello, era più in grado di ribellarsi! Ma allora meglio il diluvio, meglio la fine del mondo! Perché vista la strada su cui s'era messa, dove poteva finire l'umanità se non in una casa di cura?
(estratto de Il Fabbricone di Giovanni Testori, pubblicato da Feltrinelli, grazie a Giorgio Bassani, nella collana Biblioteca di letteratura)

La vendetta di una donna

Roberta Pazi legge LE DIABOLICHE di Jules-Amédée Barbey D'Aurevilly, giovedì 21 luglio, Porta degli Angeli, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura (video di Corradino Janigro)

"A Parigi, quando Dio fornisce una bella donna, il diavolo risponde immediatamente con un cretino che la mantenga."
Da La vendetta di una donna, racconto tratto da "Le diaboliche" di Jules Amédée Barbey d'Aurevilly

Giorgio Bassani ospite di Ludovico Ariosto

Maria Paiato legge Gli ultimi anni di Clelia Trotti di Giorgio Bassani, giovedì 28 luglio ore 21, Casa di Ludovico Ariosto, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura

"Autunno del '46. La guerra era cosa passata. La prima impressione, tuttavia, osservando il funerale che in quel momento faceva il suo ingresso in piazza della Certosa, era d’essere tornati al maggio e al giugno dell’anno precedente, al tempo infuocato dalla Liberazione. Con un soprassalto improvviso del cuore e del sangue sembrava d’essere stati chiamati ancora una volta ad assistere a uno di quei tipici esami di coscienza collettivi, così frequenti all’epoca, attraverso i quali una società vecchia e colpevole tentava disperatamente di rinnovare se stessa. E infatti ci si era appena accorti della selva di bandiere rosse che venivano dietro il feretro, e delle decine e decine di cartelli ad esse frammisti con sopra scritto GLORIA ETERNA A CLELIA TROTTI, oppureONORE A CLELIA TROTTI MARTIRE DEL SOCIALISMO, ovvero W CLELIA TROTTI GUIDA EROICA DELLA CLASSE OPERAIA, eccetera, e dei barbuti partigiani che li impugnavano, e soprattutto dell'assenza dinanzi al carro di prima classe di preti e chierici, che già lo sguardo correva avanti a raggiungere la meta verso la quale il corteo stava dirigendosi: a una fossa, cioè, scavata nella zona di prato esattamente di fronte al portale d’ingresso della chiesa di San Cristoforo, dove, a parte un protestante inglese morto di malaria nel ‘17, nessuno era stato sepolto da oltre cinquant’anni.
La banda musicale procedeva staccata dinanzi al carro e suonava a tempo ritardato la marcia funebre di Chopin. Subito dietro il carro funebre, allineate in varie file nel breve intervallo che si apriva tra il carro stesso e la folla indifferenziata dei portatori di cartelli e di bandiere, seguivano le Autorità. Erano socialisti, comunisti, cattolici, liberali, azionisti, repubblicani-storici: l’ex Direttorio al completo, insomma, dell’ultimo Cln clandestino, ricostruito per l’occasione in quasi tutti i suoi membri."
(estratto de Gli ultimi anni di Clelia Trotti di Giorgio Bassani)

L'inconcepibile universo... prima che vinca l'oblio

I racconti di Borges prendono vita alla Marfisa di Federica Pezzoli (www.estense.com, 16.7.2016)

Maura Pettorruso e Stefano Detassis leggono L'ALEPH di Jorge Luis Borges sotto la Loggia del giardino della Palazzina Marfisa d'Este, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura
(video di Corradino Janigro)

"Nella parte inferiore della scala, sulla destra, vidi una piccola sfera cangiante, di quasi intollerabile fulgore. Dapprima credetti ruotasse; poi compresi che quel movimento era un’illusione prodotta dai vertiginosi spettacoli che essa racchiudeva. Il diametro sarà stato di due o tre centimetri, ma lo spazio cosmico vi era contenuto, senza che la vastità ne soffrisse. Ogni cosa era infinite cose, poiché io la vedevo distintamente da tutti i punti dell’universo. 
Vidi il popoloso mare, vidi l’alba e la sera, vidi le moltitudini d’America, vidi un’argentea ragnatela al centro d’una nera piramide, vidi un labirinto spezzato, vidi infiniti occhi vicini che si fissavano in me come in uno specchio, vidi tutti gli specchi del pianeta e nessuno mi rifletté, vidi in un cortile interno le stesse mattonelle che trent’anni prima avevo visto nell’andito di una casa, vidi grappoli, neve, tabacco, vene di metallo, vapor d’acqua, vidi convessi deserti equatoriali e ciascuno dei loro granelli di sabbia, vidi una donna che non dimenticherò, vidi la violenta chioma, l’altero corpo, vidi un cerchio di terra secca in un sentiero, dove prima era un albero, vidi in una casa di Adrogué un primo esemplare della prima versione di Plinio, quella di Philomen Holland, vidi contemporaneamente ogni lettera di ogni pagina (bambino, solevo meravigliarmi del fatto che le lettere di un volume chiuso non si mescolassero e perdessero durante la notte), vidi insieme il giorno e la notte di quel giorno, vidi un tramonto a Querétaro che sembrava riflettere il colore di una rosa nel Bengala , vidi la ma stanza da letto vuota, vidi cavalli dalla criniera al vento, su una spiaggia del mar Caspio all’alba, vidi la delicata ossatura d’una mano, vidi i sopravvissuti a una battaglia in atto di mandare cartoline, vidi in una vetrina di Mirzapur un mazzo di carte spagnolo, vidi le ombre oblique di alcune felci sul pavimento di una serra, vidi tigri, stantuffi, bisonti, mareggiate ed eserciti, vidi tutte le formiche che esistono sulla terra, vidi un astrolabio persiano, vidi un cassetto della scrivania (e la calligrafia mi fece tremare) lettere impudiche, incredibili, precise, vidi la circolazione del mio oscuro sangue, vidi il meccanismo dell’amore e la modificazione della morte, vidi l’Aleph, da tutti i punti, vidi nell’Aleph la terra e nella terra di nuovo l’Aleph e nell’Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigini e piansi, poiché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha contemplato: l’inconcepibile universo."
(estratto de L'ALEPH di Jorge Luis Borges)

"Tutti i luoghi della terra" alla Marfisa

Visione de L'ALEPH, Loggia del giardino della Palazzina Marfisa d'Este, giovedì 14 luglio, Maura Pettorruso e Stefano Detassis, nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura 

(foto di Nicola Jannucci)

Diavoli alla Porta degli Angeli

giovedì 21 luglio ore 21.00 Porta degli Angeli - via Rampari di Belfiore 1, Ferrara LE DIABOLICHE di Jules-Amédée Barbey d'Aurevilly con Roberta Pazi nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura

Le diaboliche di Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly, capolavoro della letteratura francese dell'800, incontra le sonorità di Diabolique, capolavoro della cinematografia francese del '900: mentre il regista Henri-Georges Clouzot girava uno dei primi grandi esempi del cinema thriller, Giorgio Bassani riscopriva, per Feltrinelli, un grande classico moderno.

Prove di ingresso al labirinto

giovedì 14 luglio ore 21 Palazzina Marfisa d'Este - Corso Giovecca 170, Ferrara L'ALEPH di Jorge Luis Borges con Stefano Pietro Detassis e Maura Pettorruso selezione dei racconti Chiara Tarabotti nell'ambito della Biblioteca itinerante di letteratura

Stefano Pietro Detassis e Maura Pettorruso provano i testi tratti da L'Aleph di Jorge Luis Borges. Sei racconti selezionati da Chiara Tarabotti che, riferendosi alla linea drammaturgica, dice: "L'idea è pensare la lettura come l'ingresso e il percorso nel labirinto del Minotauro".